Gondoliere portami a Napoli

E comunque io non ho ancora capito se è già venuto carnevale oppure no.
Su facebook continuo a vedere sfilate di bambini con dei costumi fantastici ed originali come quelli fortissimi de il Boss delle cerimonie e San Gennaro,quanta fantasia.
E la bambina vestita da polipo in pentola a Napoli che spettacolo!
feste divertenti fatte in casa e nei locali. Coriandoli,maschere,inviti ,foto di chiacchiere e pastiere,
tutto questo da più di una settimana.
Possibile invece che io qui, ancora non abbia visto neanche un bambino mascherato?Né coriandoli né uova sulle macchine o spruzzi di neve in giro.
Neanche Uno!
Nemmeno nei centri commerciali,che di domenica non dovete manco immaginare come qualsiasi centro commerciale da noi,che sia il Campania o l’iperfamila,e nemmeno in giro per strada.
E poi ho sempre mangiato la lasagna con la vicina di casa.
Non ricordo una sola volta che mia madre non abbia stretto un legame parentale con la vicina,e pure di case ne abbiamo cambiate.
Forse per questo mi ricorda sempre:”Figlió megl a gente estranea chè e parient.”
Non esistevano vicini di condomino,
esisteva un altra famiglia
con appartamenti comunicanti e tazzine di caffè che circolavano di casa in casa a tutte le ore del giorno.
Qua manco per caso li incontri sulle scale o affacciati al balcone.
Boh…e pure sui citofoni i nomi ci sono.
A volte mi chiedo davvero se questo sia un altro universo o se siamo noi Alieni.
Che poi quanto mi manca il venditore ambulante che mi portava il pane appena sfornato, esattamente alle 13e20 ,che non si può spiegare.
Me lo metteva nel “panaro” appeso al balcone,direttamente servito a tavola.
Questi quel pane se lo sognano e pure la pizza.
Una cosa però la devi dire;
la cortesia che hanno.
Tutti.Anche il benzinaio,che da noi manco a pagarlo ti dice buongiorno alle 6 di mattina,fino al postino,
che di solito era sempre un vecchio brutto,antipatico e pure scostumato che ti bussava insistentemente alle 8 ,con quel dito incollato al citofono,manco fosse mia mamma quando torna da lavoro,
urlando:”Signoraaa! a bullett e l’equitalia!scinnit a firmá ,ambress ambress ja,che m nággia í”,
quanto mi stavano sulle palle i postini,che non potete capire.
Qua ti lasciano il biglietto dopo aver bussato mezza volta:
“ritirare alla posta”.
Fortunatamente ce l’ho sotto casa,ma se fosse stata lontana sai che rottura di coglioni ogni volta andare in posta.
E quando chiedi un indicazione in giro,
se mai trovassi un uomo,soprattutto di sera.Superstite.Sembrano tutti Tom Tom,e ti dicono i km che mancano,
i semafori da passare e le rotonde da fare,talmente tante volte da ripeterle addirittura ad alta voce con te ,fino a che non gli dici che hai capito e invece nun è capit manc o ca***.
“Grazie lo stesso!”
Forse sono io che ho difficoltà a capire quando mi spiegano una strada o forse ho sempre avuto culo, cioè, in tutte le volte che mi sono persa a Napoli,ho sempre trovato qualcuno che mi facesse strada davanti.
Che cavolo mi spieghi giri a destra e sinistra,il passaggio a livello,
i semafori,le strisce pedonali e quanta gente cammina per strada per 10km se manco il mio indirizzo ancora non ho imparato?
Non mi spiego neanche perché non provano nemmeno a vedere se c’è un posto libero di parcheggio più vicino,che poi puntualmente ce ne sono dieci e gli dici:
“Ma perché non hai visto prima se c ‘era più avanti,scusa?
Guarda quanti ce ne sono!”
“Eh così!”
ti rispondono alzando le spalle:
“Mi fermo dove c’è il primo posto libero.”
E fai male bello mio!Fai male!
Ma scusa,uno per logica vede prima se c’è il posto davanti,poi se proprio dopo una decina di giri non ne esce uno,allora decidi se cambiare proprio meta, o se vale la pena farsi 3 km a piedi con -5gradi.
Col cavolo che non atterro fino fuori la porta,a costo di dare il 5 euro al parcheggiatore abusivo o sostarla in doppia fila.
Solo che qui quelli non li trovi,
e in doppia fila ti prendi istantaneamente una multa.
Poi quell’ italiano perfetto, con un accento cordiale e rispettoso che dopo un pó irritano pure i nervi che avevi in cassa integrazione.
Ma non lo sbagliano mai un verbo?
Non hanno un termine solo loro di paese come “o giárritiell” per fare il latte?
O un modo di dire come:
“Magnatell n’emozione che nun s pav!?”
Perché invece di salutare con:
“Tutt appost?”
dicono: “Com’é?”
ma com’è chi?

Questi sono pazzi e noi siamo incivili.
Questi parlano in italiano e noi siamo ignoranti.
Questi non bevono se guidono
e noi siamo i fighi.
Questi usano la cintura e noi moriamo
.

image

La distanza e la paura

Ricordo quasi a malapena il tuo volto , eppure l’ultima volta sono rimasta a guardarlo per tutta la notte per paura di dimenticarlo. Sfioravo con le dita ogni centimetro di quel viso ,ogni contorno e ci avrei giurato che sarei riuscita a disegnarlo esattamente com’era anche se fossero passati decenni. La distanza dei tuoi occhi, il tuo naso piccolo, le rughe espressive ,le labbra perfette,
la stupenda bellezza che hai mentre dormi. Sembra che Il tempo si stia portando con se ogni cosa bella ,ogni immagine di te,di noi.
Sembra che il tempo lo stia cancellando ,che qui mi riporti a pensare solo alle continue discussioni,ai costanti discorsi del tempo,dello spazio,delle esigenze di solitudine,alle mie finte comprensioni,ai mille pianti,ai costanti sensi di colpa,al mio sforzo di comprendere,al tuo sforzo di accettare.
Tutto quello che siamo stati lo sappiamo solo noi. Tutto quell amore che manco a spiegarlo è possibile,quella tenerezza,
quel senso di completezza ,di unicità.
Se volessi ricordare uno dei momenti più belli…resterei a scrivere fino a domattina,ma questo forse te lo ricordi bene anche tu.
Era una domenica pomeriggio,eravamo chiusi in casa come gli unici sopravvissuti al mondo e se pure fuori ci fosse stato un uragano,noi non ci saremmo spostati di una virgola,perché eravamo felici…di stare lí ,da soli,io e te.
Eravamo nudi…distesi sul tappeto viola che abbiamo comprato insieme,avvolti nella coperta rossa che ormai profuma solo dei nostri corpi. Eravamo lí distesi a guardare il soffitto come se ci fosse scritto qualcosa, come se quelle mura potessero parlare,potessero raccontare tutto di noi.Quelle mura,le uniche fondamenta che ci hanno portato ad essere qui.Dove ci siamo raccontati la prima volta,dove ci siamo baciati la prima volta e abbiamo fatto l’amore miliardi di volte. Dove abbiamo litigato,urlato,sofferto.
Le mura che abbiamo curato e riempite di noi,del nostro amore.
Eravamo li per terra distesi…e tutto quello che volevamo era che quell’attimo fosse eterno,che si poteva anche morire così,felici. Insieme.
Mi hai stretta a te mentre ti facevo carico delle mie paure,
e una tua lacrima sincera ha bagnato improvvisamente il mio viso.
Ho pensato che non avrei voluto altro dalla vita,ho pensato che quelle lacrime erano state create apposta per sanare il mio cuore e quel corpo apposta per sentire la mia anima vibrare.
Ho pensato che eravamo fortunati e che l’ amore vero aveva scelto noi ,perché noi avremmo avuto la forza di tenercelo stretto. Ho pensato che non c’era un altro posto al mondo dove avrei potuto sentire tutte quelle cose,dove avrei potuto sentirmi così viva e amata.
L’ho pensato e lo penso ancora.
Penso che non ci sarà un altra possibilità d’ amore sincero e complicato come il nostro.
Penso che non ci sarà un altro momento per viverci se non questo. Adesso.
Ho paura,più di quanto si possa solo immaginare.Ho paura perché io degli uomini non ci capisco niente,ho paura perché fermarsi fa paura.
Ho paura di non riuscire ad amare più di adesso o di smettere di farlo improvvisamente.Ho paura perché pensavo fosse più semplice,perché ogni scelta adesso ne vale il mio futuro.
Ho paura perché non ho più nessuna certezza..perché mi si è di nuovo distrutto tutto davanti ,ma soprattutto Ho paura perché oggi sono grande e ancora non riesco a smettere di credere nelle favole .

image

La bellezza della Grande Bellezza.

Ieri ho visto La Grande Bellezza in tv.
Certi film puoi guardarli anche dieci volte,riesci sempre a vedere qualcosa che prima non avevi notato o compreso,o semplicemente non ti era arrivato.
In questo film come anche nell’ultimo cioè la Giovinezza,Sorrentino evidenzia un’umanità disfatta, potente e deprimente. Tutta la fatica della vita, travestita da copioni e insoddisfazioni,
rappresentata maggiormente da personaggi ricchi e famosi,quelli che hanno raggiunto già l’apice del successo e o al fallimento ,e quelli che si procintano invece a farlo.
Sceglie Roma per meglio rappresentare tutto ciò,la città perfetta per confondere il sacro e il profano,città del Papa e dei monumenti nonché la capitale del disfacimento morale.
Tutti i personaggi sono bloccati in un incompiuto. Jep,il protagonista principale..rappresentato da
Toni Servillo,grandissimo attore che il film senza di lui manco ad immaginarlo,si è fermato all’unica cosa che lo abbia fatto sentire veramente importante nella sua vita,un’amore adolescenziale.
Si è fermato lí perché poi tutto quello che c’è stato dopo non ha avuto più la stessa emozione,la stessa bellezza.
Si è soffermato alle distrazioni e alle cose inutili della vita …che usa come giustifica del suo fallimento .
Si è fermato al punto da nn riuscire più ad amare e a trovare la forza interiore per  scrivere un altro romanzo.
Un film pieno di fusioni di elementi di musica,di citazioni e di dialoghi.
La Grande Bellezza non è un film realista. È un film sorrentiniano,quelli dove
scene, musiche, parole e immagini sembrano buttate lí a caso .
Nella Grande Bellezza non c’è bellezza, come non c’è bellezza in quelle feste, in quei personaggi patetici e stanchi.
Un film sul vuoto, sul divino che sembra svanire in una bellezza consumata dal tempo. Questa rassegnazione alla pochezza che non lascia niente.
Solo la vita com’era. Niente resta perché niente doveva restare.
Neppure il mafioso del piano di sopra riesce a resistere.
Che poi chiama ‘Moneta’ il personaggio di Matteo Messina ‘Denaro’,uno dei latitanti più ricercati al mondo.
Non lo trovate geniale?
Ci troviamo di fronte a un film che non tutti hanno apprezzato, colto, compreso. Scardina un pó tutti i luoghi comuni e le banalità di qualsiasi altro mai visto.Questo film non è sull’Italia, ma è un film sulla religione e sulla morte,sul sesso,sul fallimento,
sui rimpianti e sul potere.
E poi chi meglio di Jepp rispecchia la maggioranza degli uomini di oggi?
Ma che cos’è “La Grande Bellezza” veramente?
A parte il capolavoro di Sorrentino, mi hanno sempre incantato queste parole insieme…come se a pronunciarle ti si pompano di eco:
LA GRANDE BELLEZZA,
due aggettivi che si sposano perfettamente creando anche solo il piacere del suono.
La bellezza è tutto quello che va difeso .Gli esseri umani sprecano i momenti troppo spesso nel dimenticabile. Lo spreco del tempo,lo spreco della vita.
Perdiamo le cose essenziali,senza che ce ne rendiamo nemmeno conto.
La vita va più veloce della nostra percezione. Non ti aspetta,non resta lí a dirti “ci saranno altre occasioni”.
Non ci saranno . Se sceglie che quello è il tuo momento…quello è il tuo momento e non un altro giorno o in un altro anno,e solo quando si allontana ci accorgiamo che qualcosa ci é sfuggito di mano.
La bellezza sta nell’accorgersi ogni giorno che la vita è un illusione eterna di felicità e di successi futuri. È la consapevolezza dell’oggi. È oggi.
A furia di correre, di non prestare attenzione,di pretendere di più, il tempo passa e si resta bloccati in una costante attesa del domani. Pensiamo che ci possa essere sempre qualcosa di meglio, per sopperire la paura e giustificare la mancanza di coraggio per aver perso quello che abbiamo rifiutato e non abbiamo ritenuto abbastanza, per poi trovarsi puntualmente a percorrere a ritroso i ricordi.
La ricerca di novità,di scoperte,di inizi,di emozioni sono incredibili momenti ,
ma la vera ricchezza sta nel capire quando bisogna fermarsi,
accettare e dare valore.
È questa la Vera Grande Bellezza,
Non arriviamo a 65 anni come Jep, per capire che non possiamo più perdere tempo a fare cose che non ci va di fare.

image

Io non ho mai smesso di crederci .

A pensarci bene avrò anche un carattere di merda, ma devo ammettere che nonostante tutto sono molto maturata negli ultimi mesi. Ho acquisito una grande consapevolezza.
Forse, essendo sempre stata una sognatrice,una buona ,
una leale.. riuscivo sempre a giustificare tutti. Ma proprio tutti.
Per molti anni ho giustificato le mie mancanze affettive ad esempio.
Ho giustificato mia madre e le sue distrazioni,ho giustificato mio padre e le sue assenze.
Quando i genitori si separano,
si subisce una frattura.
Un taglio,per i figli quasi sempre improvviso e poco comprensibile.
Spesso ,questo comporta un brusco disimpegno da parte delle due figure.
Alla ‘discontinuità’ traumatica che subiamo invece noi figli sopraggiunge anche, il senso di ‘abbandono’.

Sarà che sto crescendo,sarà che come ogni donna mi prende anche quel dirompente desiderio naturale,
instintivo, fisiologico, biologico, chiamatelo come volete,
di diventare mamma .
E non che io voglia un figlio adesso,
sia chiaro, è solo un desiderio consequenziale di crescita.
E dire che non vorrei mai che un giorno mia figlia dubitasse del mio amore per lei ,costringendo i suoi demoni a fare lo stesso.
Non vorrei che a mia figlia fosse mai negato un abbraccio,un conforto.
Una presenza.
Almeno una,ma che ci sia. Sempre.
Non ricordo l ultima volta che mia madre mi ha abbracciata ,forse sarà stato nello svezzamento o quando ho preso la prima comunione.
Non ricordo nemmeno di aver mai visto mio padre ai miei compleanni.Anzi forse una volta si, quando ho compiuto 7 anni,si presentò a casa con una bici rosa. Non ne avevo mai portata una e per non dirgli che non l avrei usata perché nessuno me l avrebbe insegnato ,gli dissi che volevo una bambola.
Che poi mi sentii pure in colpa per non aver accettato il suo regalo.
Ma non poteva sentirsi in colpa lui per non avermela mai insegnata?mica potevo andare in giro con le rotelle a 7 anni.
E comunque poi ho imparato da sola.
Se sapessero quanto li amo,Dio.
Se solo potessero entrare per un attimo nel mio cuore …vedrebbero che loro sono lí. Sono sempre stati li..nell angolo più grande ,seduti sulla poltrona marrone che avevamo nella nostra vecchia casa. Abbracciati.
Bellissimi. Felici.
Per lunghi anni ho accettato la mia condizione.Non c’era sempre la mamma e non c’era mai il papà,o non c’era mai la mamma e non c’era sempre il papà.
Insomma non c’era mai nessuno.
C’ero io e il mondo.
Ed io, ero ancora troppo piccola per stare da sola. Per provare quel senso di abbandono…così,
senza che ne capissi neanche il motivo. La casa,i giochi, le abitudini,gli affetti.
Improvvisamente non ti ritrovi più nulla.
Non c’era più la mamma che mi preparava il mio pranzo preferito né i cereali per colazione,quella che mi allacciava il grembiule e mi dava un bacio prima di andare a scuola.
Nn c’era più il mio papà seduto sul divano a guardare sparatorie del far West ,ed io lí di fianco a lui ad aspettare il suo sorriso che esplodeva sul quel volto ad ogni mia stupida domanda.
Erano gli unici momenti dove riuscivo a rubargli un abbraccio.Erano gli unici momenti per sentirmi la sua principessa.
Sul rapporto padre-figlia é fondata buona parte dell’autostima che ci portiamo verso noi stesse e nella vita.
Il padre rappresenta il Principe Azzurro delle fiabe, l’eroe “senza macchia e senza paura”.La sua funzione quindi dovrebbe essere quella affettiva,fonte di protezione e aiuto.Fungere da guida, consigliere,rifugio emotivo, ed anche portavoce delle regole di rispetto, diritto e dovere.
Ma lui non è stato niente di tutto questo…se non un padre biologico.
Ha degli occhi azzurri stupendi…sapete, io ci guardavo il cielo all interno.
Mi diceva che se saltava una generazione poi sarebbero stati i miei figli ad avere i suoi occhi.
Spero sia la verità.È un uomo buono ma tanto bugiardo.
In piena crisi fui ‘parcheggiata’ con le mie sorelle in un istituto, un collegio per intenderci meglio.Quelli dell’epoca.
Mi dissero che sarebbe stato solo per poco tempo…poi tutto si sarebbe sistemato e saremmo tornati a casa tutti insieme.
Da allora non ho più avuto la possibilità di rubarmi quegli attimi di felicità.
Ero costretta a vederlo a ritmi di tempo che da settimane sono diventati mesi fino a perdere interi anni di conoscenza,affetto e stima reciproca.
In pratica, non ci siamo mai conosciuti veramente.
Ma ci stiamo provando,anche se ci sono anni di buchi incolmabili che nessuno può più sanare.
Ci stiamo provando perché oggi posso scegliere.Posso scegliere di averlo nel mio futuro.Posso rubarmi ancora qualche abbraccio,posso vederlo cambiato in un viso pieno di rughe e sofferenze. Posso ancora dirgli che gli voglio bene,che l’ho perdonato.
Certo l’avrei voluto anche all’uscita di scuola,alle mie feste,nelle mie foto.Su quel divano a guardare Sylvester Stallone e i film di Totò.
Avrei voluto mostrargli i miei disegni, i miei voti a scuola e avrei voluto trovarlo in piedi quando tornavo tardi a casa.
Guardando indietro ho capito che una parte di me è morta lì con lui.
In quella casa andate in fiamme.
Per questo mi porto dietro insicurezze,mancanze di autostima e la paura dell’abbandono.
Paura nell’affrontare in solitudine tutte le diverse prove alle quali la vita ancora mi espone, rimanendo priva di qualsiasi legame affettivo.
Mi porto dietro tante cose che hanno influenzato e formato la persona che sono adesso.
Anche se tutto sommato ne sono uscita abbastanza sana.
Bhé si,insomma le batoste da superare non sono state poche e nemmeno tanto facili.
Mi porto addosso qualche acciacco , ma sono le mie cicatrici, quelle che ti fanno male quando il tempo fuori e grigio ma che ti ricordano dove ti hanno portata,nelle belle giornate .
Sono cresciuta.
Cavolo se sono cresciuta.
Che poi mi sono sempre sentita un pó “l’anzianotta” di turno,forse perché la vita mi ha anticipato un pó le tappe.
Mi ha tolto la spensieratezza e i desideri dell infanzia.
I sogni e le esperienze dell’adolescenza. Ha preso un grappolo d’uva e lo ha fatto maturare prima,
così,forse per ricavarne un vino migliore. Stagionato,che ne so.
Magari sto dicendo solo una marea di cazzate o forse sto continuando a giustificare anche lei.La vita.
In realtà,sapete cosa vi dico che dovrei mandare tutti a quel paese.
Dovrei urlare che sono stufa di accettare,comprendere,
discolpare ,scusare. Perdonare.
Stufa di tutto quello che per anni ho desiderato.Stanca di recuperare rapporti e affetti.
Forse, accettare la realtà risulterebbe più facile. Accettare quello che siamo e quello che siamo diventati come conseguenza degli errori altrui.
Ma a cosa servirebbe,
a cosa serve la rabbia,il rancore o addirittura l odio.
A cosa serve prendersela con il mondo intero.Io non voglio provare nessuna di tutte queste cose.
Io posso sempre scegliere per me.
Posso sempre scegliere di dare tutto quello che mi è stato negato,
posso scegliere di essere migliore. Posso perdonare.
Quando resto lì nel mio silenzio.
Quando correggo gli errori degli altri. Per me.
Per trarne insegnamento io,per non cadere negli stessi,per saperle affrontare alla meglio,
per continuare a vivere e trovare delle risposte.
La verità è che l’amore si dimostra,
non è scontato.Non è pretesa.
È essenziale,fondamentale..
e non basta mai.
Come non basterebbe una vita intera adesso a recuperare quello che per anni mi è stato negato.
Non sono qui a intenerirvi o intristirvi,anche perché sono una ragazza serena nel pieno della sua difficile e meravigliosa crescita che gode di ottima salute e intelligenza.
E ho ancora i miei genitori.
Non insieme,non felici,non presenti.
Ma ci sono.
La famiglia ha un ruolo fondamentale in ognuno di noi,è quella che ci forma,ci modella,ci stabilizza.
Ci segna e ci insegna.
É la radice.
E se quella dove siamo nati marcisce col tempo ,possiamo sempre farne crescere una migliore. Più solida .
Possiamo sempre costruircene una.
Con le nostre mani,le nostre sofferenze,i nostri insegnamenti.Felici.
Di poter sempre e ancora amare.
Felici, di apprezzarne ancora di più il valore.Non sono incazzata.
Delusa,forse.Un pó amareggiata,
Ma nemmeno poi tanto.
Sono felice di come sono.
Di quella che sono diventata,di tutto quello che ancora mi spetta conoscere. Vivere.Scrivere.Raccontare.
Ho davvero voglia di mandare tutti a quel paese in realtà.Ma non lo faccio.
Mi tengo ancora stretto questi pochi affetti. Cerco di recuperare.
Ancora e per tutta la vita.
Forse non cambierà granchè, ma non importa.
Un giorno potrò sempre dire a me stessa e ai miei figli che
Io non ho mai smesso di crederci.

image

Chi sono ? Capitolo 2016

Sará che mi hanno sempre portato una gran sfiga gli anni dispari. E dire che sono nata il 17 ed il 7 è il mio numero preferito. Pensavo di essere naturalmente portata alla disparità. E invece no.
(2017 nn vedo l ora!)
Nel 2009 fui bocciata alle superiori. Tragedia.
Nel 2011 finì la mia “storia d’amore”.
Quella del batticuore. Quella che pensi non finisca mai e che non se ne esca mai. Nel 2013 la mia prima convivenza e provate ad immaginare come sia finita.
Il 2015,beh,
sanno tutti come sia andato…ha superato di gran lunga le mie aspettative.
Diciamo che ha cambiato radicalmente la mia vita. Anzi,senza diciamo.
La vita nn ti chiede il permesso quando sceglie per te..agisce e basta.
Infatti, chi l’avrebbe immaginato che oggi mi trovassi ad 800km dalla mia terra,cn solo metà della mia famiglia.
La vita forse si…io a 26 anni mi immaginavo una donna in carriera magari prossima alla famiglia.
Invece no,
non sono né l’una né l’altra cosa.
Ieri, come tutte le mattine scendo giù al bar a prendere il caffè…era più o meno mezzogiorno.
A casa mia il caffè si prende in tutte le ore del giorno. Sostituisce la colazione,
l aperitivo,lo spuntino,i digestivi ,gli amari e la camomilla prima di andare a dormire.
In pratica ne arrivi a prendere la media di 10 al giorno.
Ma è tutto regolare.
Sono entrata e tutti facevano “l’ape” , un crodino cn un mezzo toast ripieno di maionese cn tanto di stuzzicadente con sopra la bandierina.
Insomma qui questo è il famoso aperitivo che noi andiamo a fare a stile buffet nel bar della città che ne offre di più.
Ho pagato il mio caffè.
Manco avessi chiesto il bottino della cassa mi hanno guardato tutti con stranezza.
Al bancone sono costretta a chiedere costantemente il bicchiere d’acqua,
Proprio nn capisco perché non lo faccia direttamente il barista…nei libri di sala si afferma che è d’obbligo …serve a pulire la bocca per assaporare meglio l aroma del caffè.O nel caso contrario a togliere quel sapore di orzo bruciato. Veleno.
“Un caffè, grazie e…”
Mi poggia improvvisamente il bicchierino appartenente alla categoria degli amari/limoncelli al bancone e lo riempie cn 5 gocce di acqua. Se avessi avuto il misuratore giuro che ne fossero state esattamente tante.
5 o 6 a seconda della goccia che cade automaticamente al di fuori del bicchiere.
“Ah,grazie” le faccio con un sorriso quasi imbarazzato.
“Ormai ho imparato” mi risponde,con uno simile ma sarcastico.
Ha imparato.
La prossima volta mi porto il contagocce.
Quando non sei nella tua città tutto ti sembra strano. Le strade,le case,la gente …il modo di vestire,di parlare,di muoversi…di vivere.
Ti sembrano addirittura ridicole le troppe accortenze,la troppa civiltà. Oddio,da noi quella manca in modo spoporzionato …ma qui sembra tt eccessivo. I prezzi,
soprattutto.
Dopo il mio caffè sono entrata nella tabaccheria di fianco..un pacchetto di sigarette e 4 fotocopie.
1 euro . 4 fotocopie. Gli avevo poggiato il 50cent al banco aspettando che mi desse il 10 x comprarmi la caramella ‘sfusa’,ma me ne ha chiesti altri 50.
Na rapina. Mi sa che devo comprare i fogli risma se voglio continuare a svolazzare curriculum a destra e a manca.
Che poi uno si trasferisce al nord per questo. Per il lavoro.
Come se il nord fosse l’America ai tempi di mio nonno.
Beh…grande scoperta ragazzi,non è così.
Il nord non è l america,o almeno quello di una volta. È Italia.
E l’Italia è malata e povera dal nord al sud.
Quindi siamo fottuti miei cari cittadini italiani. Chi non ha fatto l’università non ha l 1% di possibilità in più di trovare lavoro nella sua terra.E pure la laurea era la “Speranza” della vita,del futuro.
Chi riusciva a laurearsi aveva raggiunto
l apice della soddisfazione lavorativa.
“Potete chiamarmi Dottore!”
Quanti “dottori” ci sono adesso in giro sconfitti,delusi . Li trovi alle casse della Conad o dietro lo sportello di una Punto snai. Qualcuno è specializzato in magazzinerie e altri in trasporto di latticini.
Insomma…quasi nessuno che abbia raggiunto il traguardo aspettato dopo anni ,estati e ansie di sacrifici e rinuncie.
Ecco perche quasi il 70% degli studenti sono fuori corso. Il traguardo per la maggioranza presenta solo un foglio con le congratulazioni…una torta rossa e delle foto postate su facebook.
Ci sentiamo sconfitti.
Premetto che non ho mai scelto di fare l università…sono la classica persona che quando inizia qualcosa difficilmente la porta a termine. E quel mondo di corsi ,continui esami e ansie perenni proprio non faceva per me.
Che poi finita la scuola…nn avevo la minima idea di cosa avrei voluto fare da grande…senza sapere che ero già grande e che la vita iniziava a farmi carico di ulteriori responsabilità. Insomma, ho scelto di lavorare . Qualsiasi lavoro.
Dalla barista,alla cassiera,la cameriera,la commessa,l animatrice ecc ecc fino ad avere un curriculum pieno di tante piccole esperienze . Poi la passione per la sanità. Forse avrei dovuto diventare un infermiera. O forse un medico. Un ostetrica.
Avrei potuto diventare chiunque.
Ma ho scelto di nn essere “nessuno” .
Ci sono ancora molte cose che vorrei realizzare un giorno. Ma ve lo sveleró più avanti.
È importante che noi crediamo in noi stessi. È importante che noi accettiamo le nostre possibilità.
Non tutti gli uccelli possono volare…qualcuno è stato creato per rimanere con i piedi per terra …e tutti hanno un compito importante da svolgere. Prendete il pollo ad esempio…anche lui ha le ali…ma non vola.
Lo so come esempio fa cagare…ma rende l’idea !
Tutti abbiamo un cervello ed un intelligenza e per essere un genio,un artista o qualsiasi cosa tu voglia essere…hai bisogno solo di credere in te stesso. Tutti siamo convinti di meritare più di quello che abbiamo.
Chi sei tu per volere di più?
La vera domanda però è:chi sei tu per NON volere di più?
Credere di non meritare il “successo” o la felicità è una scusa che diamo a noi stessi. Per appagare i sensi di colpa.
Sentire di meritare di più non è un sentimento egoista, è dire si al tuo potere personale. Tu vali ogni tuo desiderio.
Non dimentichiamo quanta strada abbiamo già fatto per essere dove siamo adesso. Basta guardare il calendario con la stessa data di oggi dell anno prima…quante cose abbiamo superato da allora?
Ma siamo ancora qui. Ancora vivi.
Siamo quello che decidiamo di essere.
Siamo gli stessi che non hanno fiducia delle proprie radici ,ma si sentono persi in un altra città.
Quelli che hanno tante alternative ma ben poche prospettive. Quelli che sperano presto che la nostra nazione guarisca. E che guariamo anche noi.
Gli stessi che sperano che un giorno tutto questo ci rivendichi. Che ognuno possa tornare o rimanere dove è nato.
Che la politica diventi cosa nostra.
Che i diritti diventino uguaglianza.
Che la legge diventi sicurezza.

Questa per me è una delle giornate tipiche. “A depressione” per intenderci.
Quelle dove ti svegli la mattina dopo una notte agitata a pensare. Quella che non ti svegli mai veramente…ma barcolli in giro per casa col pigiama senza esserti lavato nemmeno la faccia. Quella dove salti il pranzo e ti butti dal letto al divano quasi fossero le uniche due ancore di salvezza.
Quella che fuori piove. E dentro di te pure.
Quelle che decidi che debba andare così…perché non hai voglia più di stare lí a farti bella e andare a cercare la vita fuori.
Oggi è una delle giornate così…che passi tra testi e libri a sognare,inventare e fantasticare.
Oggi è così. Forse domani non lo sarà.
Domani sarà il tempo per rinascere.
Domani giuro che crederò in me.
Infondo oggi ,è l’ anno pari.
image