La vita è bella. Capitolo 5

Perché abbia deciso di rendere pubblico, in parte qualche aneddoto della mia vita,non lo so manco io.
Che poi è da sempre che butto giù qualche pensiero.
Forse per potermeli ricordare,visto che la mia memoria ha il motore della prima500 che sfoggió nel lontano1936.
I miei archivi di capitoli hanno avuto inizio più o meno,quando avevo 14 anni.Cose scritte e buttate lì,a caso.
Cose che non importa a nessuno leggere perché ti fracassano i coglioni.Pieni di crisi e depressioni adolescenziali.Mi appallano pure a me che le ho vissute in prima persona, pensate un pó.
E poi senza una logica precisa.
Tale e quale ,spiaccicati a questi.
Che se ci mettessi un titolo adesso potrebbe sembrare pure più sensato.
Per questo non glielo metto.
E lo chiamo quinto capitolo,
giusto per seguire almeno la logica numerica.
Capitoli a parte,voglio parlarvi di cazzate.
E di quelle,ne ho fatte che non si contano.Forse per questo veniva data sempre la colpa a me,
anche quando in quei brevi casi ero palesemente innocente.
Un pó come la storiella del
“Attenti al lupo!”che poi non ci crede più nessuno e si sbrana le pecore.
Quella roba lì più o meno.
Un campo minato di lupi e pecore.
Ma lasciamo perdere questo.
Quella volta la feci grossa.
Non più grossa di molte altre,
anzi a mio parere di poco conto,
ma me la ricordo. Più o meno bene.
E se me la ricordo è perchè ancora oggi,dopo anni,non mi spiego come abbia fatto a ritrovarmi a 200km orari in una macchina, con dei perfetti sconosciuti.
Il perchè è ingiustificabile e incomprensibile pure per me.
Ma mo ve lo spiego subito.
Un sabato che figuratevi se mi ricordo il perché,litigai con il mio fidanzatino dell’epoca. Quale motivo migliore quindi,per infilarmi una minigonna e buttarmi a capofitto al primo festino della serata.Di nascosto,ovviamente anche da mia mamma.Che niente m’avrebbe detto lo stesso,ma manco me l’aveva chiesto cosa andassi a fare e quindi,giustamente, perché avrei dovuto dirglielo io di mia spontanea volontà?!Non si sa mai,che proprio quella sera gli sarebbe salita l’apprensione improvvisa.Per non parlare poi del fatto che era meglio quando non mi chiedeva niente,
che ogni volta che solo mi diceva: “Statt accort” succedeva l’impossibile.
E guarda caso,chiamava esattamente quando ti trovavi nei guai.Mica se non ti ritiravi una notte o per giorni.
Ci ha il sesto senso sviluppato assai. Quello materno suo,li batte tutti.
Comunque io avevo appena i miei 18anni e la spensieratezza e la voglia di vivere che adesso,dopo quasi 10 anni passati,manco a pagarle riuscirei a riprovare.
Quelli sono gli anni dove tutto ti sembra ancora lecito,dove tutto è una scoperta e la strada davanti sembra appena cominciata.
Solo che poi capisci cosa significa avere la vita davanti quando questa ti si piazza all’improvviso tutta dietro,diventando un macabre di rimpianti. Ma questo lo scopri dopo.
Col tempo. E pensa tu, se davvero puoi credere che sei entrato nel mondo degli adulti. Per quello devi superare abbondantemente la trentina adesso,
se sei fortunato e c’hai potuto affrontare le disgrazie.
E comunque io mi ci sto avvicinando,
a 3/4quasi.
Mi portai mia sorella,la più piccola delle tre.Non ricordo quale fu la causa,purtroppo la mia memoria come vi dicevo tende a cancellare le cose inutili dalla mente,quasi avesse un tot di giga su l’ hard disk.
Di solito salva in automatico sul desktop tutto quello che vale la pena essere ricordato. Appreso.
E te li spiaccica lì davanti.Sempre pronti per poter dare un occhiatina.Una ripassata di tanto in tanto,anche agli errori.
D’altra parte mette in una cartella,tutte le cose che andrebbero invece dimenticate.Solo che non sempre si ha il coraggio di spostarle nel cestino e allora le tieni lì. Nella cartella nascosta. Per spiarli ogni tanto.
Quando vuoi farti davvero male.
Comunque a parte questo ,vi racconto cosa è successo prima che dimentico di nuovo tutto,e poi mi devo mettere a scavare in tutti i download,
nella testa di minchia che ho.
Praticamente questi tizi ci offrirono un passaggio.Non so nemmeno come è perché rimanemmo a piedi. E non ricordo né un solo nome e nemmeno nessuno di quei volti.
Non ero ubriaca,a quei tempi non bevevo alcolici.
Ero un cocktail di ingenuità.
E cmq l’aneddoto si,quello me lo ricordo bene.
Ubriachi e tirati di chissà quale droga erano invece questi, ridevano e correvano in quella macchina come se non ci fosse un domani.
170,180,190. La lancetta saliva con la stessa velocità del mio battito cardiaco.Adesso scoppia e scoppiamo anche noi,pensai.
La paura ormai aveva prosciugato ogni parola ,non so se non mi sentivo più quelle o le gambe.
Ero un irresponsabile,una stupida senza cervello. Ma che ci facevo lì dentro a rischiare la morte? Chi erano quelli?
Al mio fianco c’era mia sorella,lei non aveva nemmeno 18anni.Io ero la sorella maggiore e l’avevo messa in una condizione di pericolo.
Che testa di cazzo.Aveva ragione mia madre.Non me lo sarei mai perdonata e nemmeno lei l’avrebbe fatto.
“E se questi ci fanno qualcosa,se ci ammazzano,se ci violentano!
Santo Dio Ti prego!
portaci a casa sane e salve!.”
Più che una preghiera vi assicuro che a lungo pronunciarle,divenne quasi una minaccia.
Mentre questi pensieri si perdevano nella mia mente come coriandoli di post it stracciati e privi di senso che svolazzano,
pensavo contemporaneamente a come avrei potuto farle da scudo…nel caso quest’ultime non fossero state ascoltate.
Come se io avessi avuto il potere di salvarla. Come se il mio corpo sarebbe bastato a proteggerla.
Solo che io non ero Dio ,ed ero fottutamente nella merda.
Rimasi in quel silenzio,sotto note di inutili risate. Amalgamate da un insipida paura,che mi saliva alla gola assieme la saliva.
Una paura piena di sensi di colpa.
Il mio cervello in balia di tutti gli altri pensieri,mi proiettava già immagini di giornali e telegiornali, pianti,disperazione e delusione.
Quante cose può pensare la mente in un millesimo di secondo,che non potete immaginare. O forse si.
E io le pensai proprio tutte.
Anche le più assurde e fantasmagoriche. Comprese le scene dei film più agghiaccianti che avevo mai visto. Insomma,mi sentivo in una di quelle scene di Fast and Furios,solo che c’era un misto di Dario Argento e qualcosa di Quentin Tarantino.
Un film da premio Oscar come miglior regista e attrice protagonista.
Mentre la paura ballava un valzer con la fantasia,proiettandomi questo scenario da film horror,
vidi finalmente il portone di casa.
Per una mezz’ora buona credo di aver avuto anche un infarto.
Soprattutto quando uno di quegli intelligentoni tiró il freno a mano,nel bel mezzo di una corsa contro la morte e ci fece girare come lo yoyo per 10 minuti buoni.
Il colpo finale di terrore,certo.
Era l’alba, ed io non ero mai stata così felice di varcare quella porta, né di cominciare un nuovo giorno. Di Vita.
La stessa che spesso odiamo ma che guai a chi ce la tocca,sta malandrina.
Mi catapultai dalla macchina trascinandomi mia sorella con una forza, che solo in certi momenti sai di poter avere.
“Grazie Dio!” dissi con tono sollevato.
E lo faccio sempre. Non solo in momenti come questi.
Perché ditemi quello che volete, ma io in Lui ci credo. Insomma ma davvero non credete che ci sia una forza soprannaturale che ci protegga?
E la stessa che invece ci metta in pericolo?
Bhé…Quelle forze non sono altro che
Dio e Satana. E io ci credo.
Certo che ci credo.E se ci credo è perché come San Tommaso ho dovuto prima costare.
Accertarmi di questa verità.
E in verità,vi dico che potrei stare a scrivere fino a domani quello che,
per assurdo mi è successo per arrivare a pensare ciò.
E comunque chissà,magari un giorno ve lo racconto.
Ringraziai a mala pena quei poveri disgraziati.In realtà avrei voluto dirgli che erano delle teste di cazzo,ma colossali.
Solo che non ero proprio in una condizione per esprimere tali giudizi.
Gli dissi solo:
“Andate piano ragazzi. La vita è bella.”
E quando l’ho detto, ricordo di averci creduto veramente.E avevo anche scoperto che pronunciare delle parole vere, che senti veramente,ti fa sentire diverso.Leggero.Sincero.
Anche il tono cambia quando le pronunci. Ti vibrano i timpani.
Provate a dire ‘Ti amo ‘ alla persona che amate veramente.Poi me lo dite.
Mia sorella non disse una parola,sembrava meno spaventata e preoccupata di me,non si sarà nemmeno accorta del pericolo che stavamo correndo.Infondo era giusto così,avrei dovuto pensarlo io.
Prima però.
E comunque ad oggi lei è molto più responsabile e affidabile di me.
E io sono ancora tanto ingenua.
Perché nonostante la maturità che penso consciamente di avere, credo di esserlo tanto.Non stupida.Ma talmente pulita che non mi aspetto mai che qualcuno possa farmi del male.
E anche se,col tempo ho imparato comunque a non abbassare mai la guardia,credo che l’ingenuità sia una questione di carattere.
Non credo si smetta di essere ingenui crescendo.E se sei ingenuo non sei nemmeno cattivo, e se non sei cattivo la gente te lo mette a quel servizio.
Insomma,bisogna equilibrare le cose.
Audacia e Riservatezza.
Furbizia e lealtà.
Ma,ritornando al racconto di prima.
La vita.
Ma cos’è questo astratto dono appartenente a tutti e sempre appeso ad un filo?
Forse nessuno ne ha ancora capito il senso,e soprattutto il valore.
E tutti quelli che provano a dare una definizione o dei consigli su come affrontarla,sono gli stessi che a quello che dicono, non ci credono manco loro. Tipo io adesso che vi sto per esprimere il mio concetto di vita filosofico .
Che poi di filosofico non ha proprio un bel niente,perché manco so cosa significhi veramente questa parola,
o meglio lo so.
Significa “amore per la sapienza”.
Ma che vuol dire?
La sapienza fa parte delle cose più belle.E Amore è amore del bello, sicché è necessario che Amore sia filosofo e, in quanto filosofo,sia in mezzo tra il sapiente e l’ignorante.
Quindi,tutti possiamo essere filosofi per via di Amore,l’unica che cambia la vita delle persone e che sta sempre un pó più in lá da dove stiamo noi.Ma questo lo sapete pure voi,o no?
Ma volevo parlarvi della Vita.
L’amore per la Vita.
E mentro mi concentro a considerare tale concetto,fumando una sigaretta nella più assoluta pace che questa casa e questo posto mi riserva…
Penso a quanto sia angosciante anche solo il rumore delle suole sull’asfalto in riva al lago.Affascinante si.
Incantevole,come la scenografia di un palco vuoto. Senza attori.
E comunque ho perso di nuovo il filo. Non posso scrivere tutto quello che mi passa per la testa in un secondo,ne esce fuori questo.
Un discorso senza logica.
In radio sta passando la canzone di Elisa:“Fare tutto come se,vedessi solo il sole.”
Penso che sia esattamente questo quello che volevo dire.

Pensiamo, parliamo, lavoriamo.
Ci dedichiamo allo sport ,agli hobby,al sesso,al divertimento.
Abbiamo il nostro tempo libero,
che poi ci sembra sempre troppo poco per apprezzarlo veramente e quindi riempirlo di cose più importanti.
Ma dove siamo con i nostri pensieri mentre facciamo tutte queste cose? Siamo presso di noi, ognuno presso di sé?Oppure ci troviamo in realtà da tutt’altra parte?
Con la nostra coscienza ci troviamo sempre dove sono i nostri sentimenti. Le nostre sensazioni.
Possiamo dire che, pur essendo presenti con il nostro corpo,in realtà con i contenuti dei nostri pensieri,e delle nostre parole ci troviamo lontano da noi. Altrove.
Mentre lavoriamo pensiamo che capaci come siamo,avremmo potuto fare altro.
Mentre ci affrettiamo a preparare la cena,pensiamo che avremmo voluto essere invece,alle Hawaii.
Se vi sposate potreste un giorno pentirvene,se non lo fate pure.Insomma,perdiamo in modo inutile tanta,tanta energia fisica.
Dovremmo imparare a giungere ad una vita appagata che è creativa.
Il beneficio per la nostra vita è quindi dato dal principio: ciò che fai, fallo in modo totale.Essere completamente presso di noi.
Del tutto in noi.
Conquistando la vita.Facendo in modo di essere presente e di cambiare in modo positivo in base alle situazioni del momento. L’uomo è la forma più incontentabile di essere vivente.
Quindi ciò che fai, fallo in modo totale.
Sii presso di te, poiché ogni attimo è vita preziosa.
Ama la tua Vita essendo in lei.
Domani potrebbe non far più
parte di te.


A un giocatore di baseball che aveva sfondato nel tempio del baseball fu chiesto che cosa avrebbe desiderato che qualcuno gli avesse detto,quando aveva cominciato a giocare per la prima volta a baseball.Costui rispose: “Vorrei che qualcuno mi avesse detto che, quando si arriva in cima, lì non c’è niente”.

Il senso della vita sta nel presente.

“E cmq dopo quell’aneddoto,col cavolo che sono più entrata in macchina di uno sconosciuto!”

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Un pensiero riguardo “La vita è bella. Capitolo 5

  1. Un bell’aneddoto (detto da uno che a 18 anni poteva trovarsi alla guida di quella stessa auto :P)… beh.. son cose che ti fanno crescere.. ti fanno apprezzare la vita come dici tu. E infine hai ragione… dobbiamo smettere di pensare al futuro e viverci pienamente il presente… purtroppo io lo faccio spesso questo errore!

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